Eroica Wild 2022

Prendi 4 amici e parti per una Eroica un po’ diversa, scouting. Grazie a Ivan, protagonista fino alla fine.

Sempre a Marzo decidiamo, stavolta in un manipolo di pochi (3 svizzeri + il sottoscritto), di provare a non mangiare solo polvere in Toscana (Siena e dintorni).

Per questo ci affidiamo alle sapienti mani (o mouse?) di Ivan che con il suo computer sforna tracce bellissime, dopo giornate e giornate di ricerca su vari software.

Il risultato è un fine settimana di tre giorni + due notti in bivacco.

Decido di partire con una configurazione medio-light, senza borsone centrale, ma solo con le due laterali da 20 litri ciascuna + la tenda al posteriore. Aggiungo ovviamente il Pronto Soccorso a portata di mano e la sacca d’acqua da 4 litri.

T7 pronto!

Dopo un trasferimento su statale da Bologna a Greve in Chianti, inizia solo da lì il vero viaggio.

Ponticello su rivolo.
Giuseppe
Giovanni
Samsung Active Tab2 solo wifi (presto sostituito dal modello Tab3 con connettività LTE)

Decidiamo di montare il campo vicino a Buonconvento (vicino a Ponte D’Arbia), in un bosco isolato, vicino ad un capanno di cacciatori… speriamo non vengano a scacciarci !

Giovanni e sullo sfondo le tende
Giovanni e Giuseppe e la mia tenda (dx) e quella di Ivan (sx)
Ivan e il so fornellino ad alcol bianco
Prepariamo i tortellini

Stanchi dalla prima giornata, montiamo il campo con mille dubbi sentendo che il vento aumenta e rinunciando quindi al falò. Io opto per il mio solito risotto ai porcini, denso, caldo ed abbondante.

Ivan e Bruno

L’indomani parte con un risveglio infreddolito, ma rinforzato da un buon caffè Nespresso vero, preparato da me con la nuova Wacaco a mano !

Il caffè Nespresso appena svegliato !

La giornata sarà contraddistinta da tracce bianche molto polverose, ed io come ultimo ne soffro.

NB: In realtà questa è la prima foto del primo giorno… 😀
Giovanni

Alcuni passaggi in solchi pieni di fango argilloso regalano le ultime soddisfazioni.

Passaggi in cresta a colline verdi
Ivan sul fidato CRF1000
Ivan e Bruno
Un bel cambio di strada, suggerito da un passante…
Pause pranzo con pici al cinghiale
Prove di caduta: Giovanni
Salitona su terra fresca
Il T7 sempre bellissimo

Ed eccoci alla seconda notte, medesimo posto !

Sane alimentazioni
Giuseppe e i suoi tortellini

Il risveglio della domenica ci vede carichi per nuove tracce di cui una completamente di scouting, in un bosco. E come dice Ivan, dall’alto non si sa cosa ci sarà… in un bosco.

Selfie di Ivan, con noi sullo sfondo
Ricognizioni a piedi

L’inizio fin dai primi metri si presenta con pietrone fisse a tratti smosse, quindi un terreno molto ballerino, su cui si deve leggere in anticipo con lo sguardo e poi “ballare sopra passando velocemente”.

Fare questo però non è semplice e se non sono io ad appoggiarmi a terra, è qualcun’altro. Quindi molte pause e ricognizioni del terreno in anticipo.

Qui era un tratto ok, per questo la foto …
Salita ok, ma serbatoio pieno di 22l meno ok…

Passato l’ultimo salitone con pietra smossa, inizia la discesa in un bosco più fitto e buio.

La traccia diventa sempre più monotraccia…

I tronchi ora ci attraversano il percorso e ci costringono ad evoluzioni per superarli.

Giuseppe
(in realtà questa foto è stata presa nel parcheggio del ristorante, ma la pubblico solo perché è stata questa l’unica occasione in cui Giuseppe si è “appoggiato” a terra, altrimenti non è mai caduto tutto il fine settimana !)

Una volta usciti da questo budello, incrociando un Beta, il cui pilota si è detto “ma cosa ci fate qui, siete matti”, abbiamo pranzato e preso l’autostrada per tornare.

L’epilogo della domenica però non è stato buono; dopo essere tornati a Sasso Marconi ed aver salutato Ivan che ha ripreso subito la strada, Giovanni, Giuseppe ed io ci siamo diretti a casa mia per ricaricare le moto sul carrello. Nel frattempo Ivan da solo dopo pochi chilometri perdeva il controllo della sua moto, scivolando a terra a oltre 100 km/h. Per fortuna l’abbigliamento tecnico e un po’ di fortuna, oltre al provvidenziale intervento di un altro motociclista (che ha fatto da schermo alle auto che arrivavano) e ad un paio di infermieri lì per caso, ha permesso di evitare il peggio. Qualche costola rotta e una degenza all’ospedale per 4 giorni, hanno portato Ivan a fare importanti riflessioni, a ribadire l’importanza che ha per lui Loredana ma al contempo a non perdere di vista il senso di libertà che la moto ci infonde a tutti.

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